ARMANI-ARIMAN

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Chi sei Giorgio?

Prima di osservarlo con altro occhio ho avuto stima di Giorgio Armani come professionista e come teorico di una certa estetica applicata al fashion.

Poi, considerandone la fenomenologia da un diverso punto di vista, mi sono accorto di quanto la sua opera sia stata e sia funzionale ad una certa agenda culturale.

Anzi, ne sia stato un presupposto insostituibile. Senza il successo planetario di “Re Giorgio” (un altro, dopo lo scorso presidente della repubblica?) non si sarebbe potuta aprire, per quanto riguarda il costume, la finestra di Overton sul tema del Gender, la pianificata con-fusione tra i sessi che oggi straborda sul mainstream in modo persino grottesco.

Leggiamo infatti cosa dice Giusi Ferré in merito allo stilista nel recente libro: “Giorgio Armani, il sesso radicale”:

“Elimino le differenze tra uomo e donna. Ho dato all’uomo la scioltezza, la morbidezza della donna. E alla donna il comfort, l’eleganza dell’uomo”. È questa una delle citazioni dello stilista che sintetizza la filosofia sulla quale si concentra il volume. Sono proprio gli scambi identitari e culturali che segnano lo stile di Giorgio Armani e ne attribuiscono un forte segno di contemporaneità: dignità, rigore, libertà ed autorevolezza, sono le caratteristiche che vengono fuori fin dalle sue prime interviste, in cui vengono esaltate le qualità della donna che completano la sensualità e la tenerezza dell’uomo*.

Quindi, in tempi non sospetti, e sul piano estetico del vestire con eleganza, Armani ha sdoganato lo scambio di identità tra uomo e donna, sancendo per esempio la ormai assoluta classicità della donna con pantaloni da una parte e destrutturando una volta per tutte la giacca e l’abito maschile dall’impostazione precedentemente maschilista.

E rendendo così “normale”, in modo soft e non disturbante, qualcosa che invece disturbante lo è eccome, come la confusione tra i sessi.

Dopo di che, fatto accettare il concetto da tutti, sacralizzandolo con l’iconica affermazione mondiale negli anni ’80, il più era fatto, il seme per gli epigoni più smaccati dei giorni nostri, che portano tale con-fusione tra sessi alle estreme conseguenze, era gettato nel pensiero collettivo e poteva attecchire e generare frutti culturali e di costume comportamentale.

Davvero curioso che Armani sia anagramma di Ariman.

O forse no, se è vero che “gli amici degli amici sono miei amici”.

Jervé

*http://www.bookmoda.com/2015/11/09/giorgio-armani-il-sesso-radicale-il-nuovo-libro-di-giusi-ferre/

Tratto da: http://www.iconicon.it/blog/2016/02/armani-ariman/

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