Articolo 322- Precisazione

Esiste un libro cult negli ambienti “alternativi” o “olistici”, attribuito al Conte di S. Germain: IO SONO.
Naturalmente, viene citato spesso come riferimento ad un “potere” specialissimo che l’uomo possederebbe…
Notate l’uso del condizionale applicato al verbo possedere… Perchè uso il condizionale?
Per una ragione specifica: l’uomo possiede quel potere, ma non giunge mai a quello.
Le ragioni di questa impossibilità sono legate all’incomprensione di come sia disposta la sua coscienza.
Come detto svariate volte, nella coscienza del Sapiens si agitano innumerevoli pensieri il cui vorticare dà il via a innumerevoli transferts…
Associate ai transferts, ci sono sequenze di immagini e relative sequenze emotive.
Il Sapiens non è libero di usare l’unica cosa che possiede: l’ATTENZIONE.
Come sia diventato prigioniero di tale limite è stato ampiamente spiegato in ogni libro di “dodicesima.com”; non solo è stato spiegato, in contemporanea alla spiegazione, è stata mostrata una modalità di liberazione, attraverso esercizi specifici.
Perchè dico questo ancora? Ripeterlo giova.   
In sostanza è stata la “scoperta” della propria attenzione, la causa della rinuncia al Potere del Sapiens.
Detta così, sembra che abbiamo fatto, come specie, una cazzata…
In qualche punto della nostra evoluzione, abbiamo cominciato a usare l’attenzione e siamo finiti in un guaio.
Ma la domanda che veramente ci importa di fare è: “Prima, come era?”
La divisione della coscienza, avvenuta per mezzo della “attenzione”, pone in essere una modalità inversa, cioè che se ci siamo divisi dal “tutto ciò che è” per mezzo di questo, possiamo imparare a ri-unire attraverso lo stesso mezzo.
Infatti è questo il modo, l’unico che abbiamo.
Tornando a quel libro, bisogna dire che è un buon libro. Quando lo lessi tanto tempo fa non capii niente, eccetto una cosa: secondo il libro abbiamo a disposizione un potere!
Riletto oggi, dopo l’avvento di “dodicesima”, il libro rimane un buon libro ma scritto in modo pessimo.
Su cosa si incentra questa critica? 
Sul lessico. 
Se scrivi: “Sii calmo e sappi: IO SONO DIO” chi legge parte dal presupposto che l’ Io-mentale con cui generalmente il Sapiens si identifica, sia DIO.
Da questo equivoco tutta la comprensione del libro, risulta deformata e inutile.
In realtà la frase sopra citata è una raccomandazione: chi la dice? Se è l’Io-mentale è solo una parte della coscienza originaria, per altro quella che usando l’attenzione si è separata…
Il libro riporta la frase ma spetta alla coscienza originaria, quella unitaria, quella che contiene sia l’Io-mentale che la parte restante di coscienza (negli scritti di “dodicesima”: l’antiovoide NdA) pronunciarla…
Come vedete, si è creata confusione. L’Io-mentale, interpretandola, acuisce questa divisione cercando questo potere per sè stesso e alla fine, non trovandolo, accumula tristezza e rabbia, ma anche una esperienza limitante e stabilisce, quindi, una cosa: che sia inutile e impossibile e che lui (l’ Io-mentale) sa già tutto quello che c’è da sapere su cosa sia possibile e cosa non lo sia.
Il lessico usato dal libro induce questa interpretazione.
Ecco allora una possibile correzione, che rende comprensibile e fruibile la lettura:
La frase deve essere letta cosi: “Sii calmo e sappi: “CIO’ CHE ANIMA E’ DIO”
Questo toglie dalle grinfie del linguaggio il termine identificativo “IO” e induce una riflessione profonda su chi e per quale scopo avvengano tutte le cose. Così, almeno, evitate di accumulare esperienze limitanti.
Naturalmente, “dodicesima” offre un quadro molto più ampio e dimostra quale sia il fine della ricerca: manifestare l’ideale di noi stessi.
Avvicinarci a esprimere il disegno originale che “CIO’ CHE TUTTO ANIMA”  ha di noi. 
Fonte: https://sites.google.com/site/wwwdodicesima/testimonianze/archivio-articoli/articolo-322-precisazione
                

 

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