Articolo 326- Infinità

La realtà è: quello che diamo per scontato.

Detta così, questa frase, ci mette di fronte a domande che sono davvero intriganti. Innanzitutto, quello che chiamiamo “realtà”, per essere percepito, deve avere un luogo in cui avvenire; noi lo chiamiamo “spazio” dando per scontato di sapere cosa sia, ma… è vero? 
E’ una evidenza sensoriale, ma che cosa è lo spazio?
Basta questa semplice domanda a mettere in crisi il nostro conosciuto…
Lo “spazio” è un concetto sperimentato ma, poichè esso appare nella nostra esperienza in maniera costatnte e necessaria, le domande su cosa sia e da dove proviene, non fornisce altro che  formulette linguistiche, enunciati vuoti.
Lo spazio è dato per scontato!
L’entità “spazio” è inconoscibile, così come è inconoscibile la sua forma e la sua sostanza. Secondo i mistici ci sono almeno cinque tipi di spazio che si compenetrano tra loro e ciò che li differenzia è solo la velocità di rotazione della propria struttura.
Lo spazio ha quindi una struttura?
I mistici dicono che sia così; che abbia una struttura e probabilmente anche una sostanza.
La ricerca di questa “struttura” e di questa “sostanza” è stata affidata a loro da fattori che sono i soliti: qualità individuale.
Sono le domande che uno si pone a determinare il tenore delle risposte.
Cosa è allora lo spazio?
Per capirlo dovete andare alla radice dei miti.
Qualcuno, prima di voi, nella linea di sangue, se l’è chiesto e ha cercato di darsi delle risposte. Ecco, quelle risposte sono ancora lì, presenti, e fanno da fondamento alla credenza “spazio”.
Per questo è interessante percorrere questo pensiero al contrario e vedere cosa accade… Lo facciamo, cavolo se lo facciamo…
Prima però vediamo di stabilire se lo spazio sia mentale o spirituale.
E’ una necessità. Se lo “spazio” che percepiamo è “mentale”, esso è una costruzione illusoria e può essere alterato tramite l’alterazione, cambiando, i parametri della coscienza. Senza farla tanto lunga, negli Yoga Sutra di Patanjali è scritto che “contemplando lo spazio, esso si modifica, si arriccia”.
La contemplazione dello spazio produce una sorta di “nube”. Ne parlai in una vecchia conferenza che si intitolava: L.U.men.
Le indicazioni date allora erano funzionali ad ottenere quella “nube” ma, ormai, i cimentatori possono pretendere risposte differenti, arrivare al nocciolo. 
Per alterare lo “spazio” dobbiamo cambiarne le correlazioni nella coscienza!
Se applichiamo la metodologia degli ultimi due articoli, avremo alcune risposte:
1) La “ragnatela di correlazioni tra pensieri, all’atto di evocare lo “spazio”, mostra chiaramente la prosecuzione del concetto di “spazio” tra linea di sangue e l’attuale Io-mentale, fornendo DUE attaccature: una a destra (quella dell’Io-mentale, cioè voi, e quella della Linea di sangue a sinistra).
2) In ogni caso avremo “qualcuno” che ha “già giudicato e accettato” l’esperienza dello spazio, ma che non ha compreso e nemmeno provato a domandarsi, cosa sia lo “spazio”.
A dispetto di questo, eseguire comunque l’esercizio vi darà una “esperienza ex novo”; sperimenterete per la prima volta una cosa come: L’INFINITA’.
E’ questo il premio per l’esercizio.
Una volta avuta questa esperienza di INFINITA’, resta da risolvere la questione se lo spazio sia una caratteristica mentale o spirituale…
Possiamo dire che poichè è “il mentale” a essere contenuto nello spirituale e non viceversa, ci devono essere “due spazi”, uno che contiene e uno che è contenuto. Vista cosi la questione è più definibile: lo “spazio” dell’Io-mentale è fatto di “pensiero”, lo spazio che lo contiene è fatto di “spirito”.
Capisco che siano parole vuote, in effetti, nessuno può dire cosa sia un pensiero e men che meno, cosa sia lo spirito, ma è su questo che bisogna investigare. L’apparente irrisolvibilità della questione, porta ad uno stato alterato della coscienza…
Fonte:
https://sites.google.com/site/wwwdodicesima/testimonianze

 

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