Come canalizzare sé stessi

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Tutti noi canalizziamo continuamente. Infatti, non siamo separati da tutto ciò che sta intorno, ma il mondo letteralmente ci attraversa e noi traduciamo quelle energie in quello che scegliamo di essere, canalizzandole.

Questo è un fenomeno che molti artisti (soprattutto quelli visionari) conoscono bene. Quando esprimi la tua passione attraverso qualsiasi mezzo puoi facilmente vivere lo stato di “ispirazione”, che non è altro che uno stato di canalizzazione in cui percepisci qualcosa di più grande che si esprime attraverso di te, come se tu fossi lo strumento che un’intelligenza priva di corpo sta suonando.

Chi invece vive immerso nella propria razionalità, difficilmente riesce a percepire questo stato di coscienza: se non apri la tua mente alla possibilità di un mondo più vasto, avrai sempre la percezione che tutto sia ridotto a te e solo te… percezione che con il tempo porta all’irrigidimento della tua struttura.


Impara a canalizzare l’ombra

Impara a percepirti come canale, anche quando stai canalizzando energie oscure, lente, o gravi di sofferenza.

Chi si incammina su un sentiero spirituale talvolta continua a separare, pensando che solo le energie “alte” vanno onorate. Ma alto e basso diventano facilmente categorie distorte. L’ombra che percepisci dentro di te, il senso di colpa, la sofferenza, la vergogna, la violenza… quest’ombra che identifichi come il male è anch’essa espressione di te, è energia che stai canalizzando.

Non è chi tu sei, è una qualità passeggera della tua astronave. Ma tu sei il veicolo, tu sei l’astronave che accoglie a bordo diversi passeggeri. Così, quando ti capita di sentirsi “non abbastanza”, o ti senti in colpa per non essere stato all’altezza dei tuoi obiettivi spirituali, impara a canalizzare quella sensazione di inadeguatezza, invece di continuare a buttare benzina sul fuoco del vittimismo.

E’ importante comprendere che in una fase di rapido risveglio della coscienza, possiamo talvolta trovarci a vivere momenti apparentemente distanti tra loro: momenti di estasi e pura espansione, e momenti di sofferenza e forte contrazione. Espansione e contrazione sono i picchi e le valli del percorso spirituale, e questi picchi e valli possono presentarsi in modo rapido e scioccante soprattutto ora che come umanità viviamo una forte accelerazione energetica.

Così la realtà quotidiana diventa un viaggio sulle montagne russe, e siamo presi in una bipolarità che molto spesso ci risulta inaccettabile.


Diventare maestri di sé stessi

Quando cominci a svegliarti e cominci a vivere lo stato espanso che è proprio di chi diventa maestro di sé stesso, tornare a vivere le vecchie dinamiche e le vecchie ombre è sempre più insopportabile. Non c’è niente di male in questo, perchè è semplicemente il segno che ora hai individuato una direzione chiara verso la quale vuoi sintonizzarti, e più è chiara più tutte le altre direzioni suonano scordate e disarmoniche.

Ma allo stesso tempo, se fuggi da quelle vecchie dinamiche o cerchi di spazzarle sotto al tappeto, in realtà ne moltiplichi la presenza vibrazionale perché rispondi loro con la vibrazione della paura e del desiderio di nascondere. In altre parole, nutri l’ombra con l’ombra.

Il vero maestro impara a guardare alle proprie imperfezioni considerandole solo sintomi passeggeri, le trasforma con mano ferma e gentile, e quando ne è temporaneamente risucchiato, quando perde quella presenza consapevole così luminosa e intelligente, non appena se ne rende conto osserva quel perdersi, osserva quel disagio, e ogni volta sceglie di accettarlo come un temporaneo stato della coscienza.

Come ricercatore e come insegnante ho inciampato molte volte nella trappola del “non sono abbastanza puro”. Quando offri un insegnamento, per quanto tu lo faccia semplicemente, è facile diventare duri verso sé stessi, cercare di essere inappuntabili a tutti i costi, non riuscire più a perdonarsi le piccole o grandi imperfezioni. E quel momento in cui non riesci più a perdonarti è anche il momento in cui cominci a perdere veramente il contatto con quella stessa presenza che prima ti permetteva di offrire insegnamenti.

Così puoi scendere sempre più giù, in una spirale discendente dove non riconosci più chi sei, e ti senti perso come un bambino nella notte. Ho percorso quella spirale discendente molte volte, fino a sentirmi completamente inadatto a insegnare alcunché, ancora troppo impuro, ancora troppo impantanato nelle dinamiche della mia piccola personalità. Ma ogni volta sono tornato a capire quanto questa posizione sia in realtà vitale per trasmettere un certo tipo di insegnamento.

Infatti da dove mi trovo posso capire bene il punto di vista di coloro a cui parlo: capisco bene la frustrazione di abitare questo mondo di carne, capisco la tristezza, la rabbia, la depressione di cui molti di noi sono affetti di tanto in tanto. Non mi trovo da qualche altra parte, non ho lasciato questo mondo per ascendere a un piano superiore, ma sono qui, vivendo pienamente l’ombra quando si presenta, imparando a guardarla con occhi diversi, e da questo punto di vista posso comunicare con chi mi sta intorno come farebbe un fratello.

Ho l’impressione che a sempre un maggior numero di noi sia richiesto di lasciare un insegnamento, di canalizzare coscientemente qualcosa irradiandolo a chi ci sta intorno. Per questo motivo dico spesso “canalizza te stesso”. Quindi, se vivi la presenza del tuo maestro interiore, renditi conto che è ancora lì quando ti senti impantanato. Un giorno puoi incarnare il maestro, e un altro giorno l’allievo. Un giorno puoi condurre, e un altro puoi seguire.

Se scegli di dare pubblica voce al tuo maestro non sei condannato a farlo per sempre, così come se scegli di essere allievo non è un ruolo che devi ricoprire per sempre. Viviamo sempre più a metà tra queste due figure, il maestro e l’allievo, ora che come coscienza collettiva stiamo accelerando: se il maestro è la direzione che percepiamo davanti a noi, la luce che vogliamo raggiungere, l’allievo è l’energia che ci spinge verso quella direzione, è la curiosità che non ci fa smettere mai di cercare e sperimentare.


Usare picchi e valli per accelerare

Più permetti alle polarità dentro di te di comunicare, più ti renderai conto che esiste un terzo punto di vista, che integra le polarità, che le contiene senza contraddizione. Quel punto è il punto di vista del Sé Superiore, o se preferisci del tuo maestro interiore.

Le nostre polarità basilari sono quelle della nostra personalità, io le chiamo il “sé gioioso” e il “sé depresso”. Sono gli estremi del nostro stato vibrazionale, in un estremo ci sentiamo alla grande, creatori della nostra vita e connessi con l’Universo, all’altro estremo ci sentiamo totalmente separati, vittime delle circostanze e incapaci di provare gioia

Ci possono essere forme più o meno intense di queste due polarità, ma di base il nostro viaggio tra picchi e valli riguarda questi due stati di coscienza: espansione e contrazione, unità e separazione, responsabilità e vittimismo.


Come integrare il “sé gioioso” e il sé depresso”

Un esercizio semplice e molto efficace che propongo anche nel corso principale di Accademia Infinita è il seguente:

  • Quando ti senti bene e gioioso, registra un video messaggio per il tuo “sé depresso”. Parlagli dal punto di vista in cui ti trovi, spiegagli come ci si sente lì e dagli qualche consiglio proprio come se parlassi a qualcun altro.
  • Quando ti senti male e abbattuto, guarda il video messaggio del tuo “sé gioioso”, quindi registra un altro video messaggio in risposta. Stavolta è il tuo “sé depresso” a parlare, dal suo punto di vista.
  • La prossima volta che ti senti nuovamente gioioso, guarda questo ennesimo video e quindi registrane un altro in risposta.
  • La prossima volta che ti senti nuovamente male, guarda questo altro video e quindi registrane un altro in risposta.
  • Puoi continuare questo procedimento per tutto il tempo che ritieni necessario.

Il concetto alla base dell’esercizio è di dare spazio a entrambe le tue polarità: il che ti causerà una certa dose di sollievo (noterai ad esempio che dopo aver dato voce al tuo sé depresso potrai provare un senso di miglioramento, anche se non ancora stabile), ma soprattutto ti darà la possibilità di mettere in comunicazione queste due parti di te, che di solito tieni accuratamente separate.

Più impari a dare voce alle tue polarità e a farle comunicare tra loro, più sorgerà in te un terzo punto di vista, che è quello del Sè Superiore. Ti renderai gradualmente conto che c’è una presenza in te che contiene queste due polarità, e che tu non sei nessuna delle polarità, ma colui che le contiene e che di volta in volta le sceglie.

Questa consapevolezza cresce gradualmente ogni volta che facciamo un’opera di integrazione tra cose che consideriamo opposte dalla nostra prospettiva limitata.

Se vuoi, puoi anche dare un nome ai tuoi due sé.

Per ciascuno di loro puoi scegliere un tono della voce, un modo di muoversi e camminare, un modo di ragionare e parlare, proprio come se recitassi un ruolo. Anche se questo tipo di approfondimento non è indispensabile, è di grande aiuto perchè nutre la consapevolezza che stai sempre e solo vestendo dei personaggi, e quindi ti mette spontaneamente in contatto con l’attore che veste quei personaggi.


Cosa vuol dire “canalizzare sé stessi”

Ormai dovrebbe esserti chiaro che “canalizzare” non significa necessariamente parlare, o dare insegnamenti in forma verbale. Canalizzare è semplicemente l’atto di lasciar fluire attraverso di te la tua passione, qualsiasi cosa essa sia. Una passione, quando è genuina, abbiamo sempre il naturale desiderio di condividerla col mondo. Vogliamo mostrare quello che la nostra passione ci stimola a fare, il segno che ci stimola a lasciare.

Proprio come da bambini quando eravamo entusiasti di qualcosa che avevamo fatto correvamo a mostrarla agli adulti, così anche ora la vera passione ci spinge a mostrare con semplicità, senza paura del giudizio. Quando vivi ciò che ti appassiona, stai già canalizzando, sei un superconduttore di energia che sta irradiando quella stessa passione intorno a sé. E grazie a questo stimolo vibrazionale, a questo segnale che mandi, stai incoraggiando altri a seguire a loro volta le loro passioni, a farsi canali loro stessi.

Continua: https://accademiainfinita.it/blog/43-spiritualita/595-come-canalizzare-se-stessi

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