Il Sogno

Non buttare via tutti i sogni, a volte sono rivelatori di realtà che magari ascoltandole non ci crederemmo e spesso rivelano la Nostra situazione, dove metterci un rimedio o dove orientare la Nostra Energia creativa e molto altro.

Direi singolare questo sogno che vedo come rivelazione di una situazione in corso e ne mostra il finale meraviglioso.

Molte grazie all’Autrice Silvana F.

Buona lettura.

NuvolHarì

Il Sogno

Questo sogno l’ho fatto la notte fra il 14 ed il 15 maggio del 2015, l’avevo trascritto e poi l’avevo messo nel dimenticatoio. Oggi mi è tornato alla mente e, dato che ho un attimo di tempo, ho deciso di trascriverlo qui, chissà che non porti a qualcosa: Io e mio marito, insieme ad una moltitudine di altre persone di diverse nazionalità e religione, armati di tutto, dai fucili alle clave, rincorriamo alcuni individui e li prendiamo a mazzate. Arriviamo su di un’altura, io col bimbo (stava per compiere due mesi ndt) in braccio e mio marito al mio fianco, vediamo una vecchia torre di trasmissione con antenne paraboliche e baffi anni 50, poi una targa: Babele. La torre di babele.

Realizzo che quella è la famosissima Torre di Babele, quella legata alla creazione di molte lingue che confusero i vari popoli. Capiamo tutti che è colpa di quella struttura e di tutte quelle erette attorno a noi similari, se la razza umana è stata influenzata ad erigere barriere mentali di tutti i generi (lingua, mentalità, colore della pelle, pensieri negativi rovinosi per il futuro, sofferenza, eccetera). Dany (mio marito) si avvicina al pannello di controllo e comincia ad armneggiarci. Davanti a noi, quattro individui che a suo tempo mantenevano il controllo di queste strutture, ci pregano in ginocchio di non distruggerle: dicono che la razza umana è progredita sino ad ora solo grazie a quel sistema. Dany è inferocito, mi guarda e indicandoli con disprezzo mi dice “Che ne facciamo di loro, Amò?” io non so se prenderli a calci o lasciarli vivere per pietà. Arriva un signore mussulmano, non comprendo ciò che dice, però indica alle proprie spalle: la battaglia volge a nostro favore. Capisco che è il momento decisivo e anche Dany. Facciamo saltare la torre, quei quattro individui piangono terrorizzati, io li guardo “Dovevate pensarci prima.” Dopo la distruzione della Torre Babele, anche se ognuno di noi continuava a parlare il proprio idioma, iniziammo a comprenderci così bene da arrivare a non distinguere più una lingua dall’altra. Parlavamo tante lingue diverse, eppure era un unico linguaggio. La battaglia era vinta e la torre che ci aveva divisi a lungo distrutta. Mi sveglio, il bimbo ha fame.

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