Inside out, ovvero l’altra faccia delle emozioni

Continuiamo la serie di articoli dedicati all’importanza delle emozioni con l’analisi di un film molto popolare, che ha riscosso un grande successo e il cui messaggio rimarrà a lungo impresso nella mente delle persone che lo hanno visto.

Parliamo di “Inside Out”, un film-cartoon della Pixar©, che mette in scena le varie emozioni che ‘governano’ la nostra vita di tutti i giorni.
Per chi non avesse visto il film consiglio almeno la lettura della trama su Wikipedia prima di continuare a leggere questo articolo.

Devo premettere che il film mi è piaciuto molto. E’ davvero ben fatto, ha una bella storia che tiene col fiato sospeso fino alla fine, e sicuramente si tratta di uno dei migliori film di animazione prodotti negli ultimi anni.
Quello che dirò pertanto non deve essere considerato come una critica al film, che anzi consiglio vivamente di andare a vedere, ma semplicemente una proposta di riflessione su alcuni temi che tratto solitamente su queste pagine.

Più volte ho scritto su questo blog che nulla va mai preso per scontato, e che una persona che sta facendo un vero percorso di crescita personale deve sempre porsi le giuste domande. L’idea di scrivere questo articolo mi è venuta leggendo molte interpretazioni date ai contenuti del film, alcune forse esageratamente entusiastiche, fino ad arrivare, nei casi più estremi, a ergere questo film a vero e proprio ‘modello ideale‘ dei veri meccanismi che agirebbero all’interno della nostra mente.

Mi sono posto allora la domanda: ma è davvero così? Davvero il film rappresenta il modello di come vanno interpretate le emozioni che agiscono nella mente umana? Qualche dubbio a dire il vero mi era venuto ancor prima di vedere il film, e la sua successiva visione ha pienamente confermato la mia prima impressione.

L’elogio alla meccanicità

Il primo appunto che desidero fare al film è che le emozioni vengono descritte solo ed esclusivamente come una re-azione alle situazioni e agli eventi che accadono nella vita della piccola protagonista. Assolutamente d’accordo sul fatto che è davvero quello che succede al 99,9% della popolazione umana, ma chi legge abitualmente queste pagine sa benissimo che questo non è il modo ‘naturale’ con cui bisognerebbe approcciare gli eventi della vita, e sicuramente non è il modo ‘ideale’ che andrebbe insegnato ai nostri ragazzi.

Le emozioni hanno un ruolo ben preciso, perchè come ho già scritto esse sono il materiale di lavoro con cui qualsiasi persona può operare il lavoro di trasformazione interiore e di crescita personale.
Le emozioni sono il ‘carburante‘ che dobbiamo utilizzare come unica e insostituibile fonte di elevazione verso stati di consapevolezza superiori. Re-agire agli eventi non è il modo con cui va approcciata la vita, perchè, come ho scritto in questo altro articolo, questo modo passivo di rispondere agli eventi ci rende sempre più succubi degli accadimenti esterni, facendoci comportare come delle macchine automatiche in balia dei capricci del mondo.

Il film è un vero e proprio ‘elogio alla meccanicità‘, dove risulta del tutto normale essere tristi se qualcosa va male, o felici quando succede qualcosa di piacevole nella nostra vita.

Mostrare nel film solamente l’uso (limitato) che la maggior parte delle persone fa delle emozioni, presentandolo oltretutto come l’unica modalità possibile, non credo sia corretto, soprattutto in considerazione del fatto che alcuni “coach motivazionali” lo hanno preso a modello assoluto e incontestabile dei propri insegnamenti.

L’emozione come causa, non come effetto

Desidero allora rimarcare quanto sia importante utilizzare in modo corretto le emozioni. Bisogna utilizzarle come ‘strumento di creazione‘ della nostra realtà, perchè tali sono.
Le emozioni possono (e devono) essere utilizzate come causa scatenante degli eventi che desideriamo vivere, non come re-azione passiva agli eventi passati. Questo implica uno stravolgimento non banale nell’approccio che abbiamo verso la vita.

Se si desidera vivere situazioni positive bisogna prima di tutti allinearsi a quelle situazioni dal punto di vista emozionale. Bisogna, insomma, provare le emozioni di gioia e appagamento prima del verificarsi dell’evento desiderato. L’Universo a quel punto non potrà che portarci eventi e situazioni che indurranno di nuovo tali emozioni.

Le emozioni quindi come causa, non come conseguenza, degli eventi.

Il problema è che nessuno ce lo spiega, e questo film purtroppo non fa eccezione, perdendo la preziosa occasione di utilizzare il suo enorme successo di pubblico per veicolare messaggi costruttivi di reale cambiamento, e mostrarci l’altra faccia delle emozioni, quella vera.

Come ultima considerazione, vorrei anche ricordarvi che, per quanto riguarda una delle principali emozioni descritte nel film – la rabbia – è assolutamente dannoso e sconsigliabile vivere questa emozione in modo incontrollato in risposta agli eventi negativi della vita. Vi rimando alla lettura di questo articolo, dove spiego in dettaglio gli effetti nocivi che le emozioni negative come la rabbia hanno, a livello cellulare e fisiologico, sulla nostra salute.

Rimane il fatto che si tratta di un film davvero ben fatto e divertente, pertanto andiamolo a vedere e portiamoci anche i nostri figli, ma non caricatelo di significati che non ha, e consideratelo per quello che è: solo un’ottima occasione per passare due ore in spensieratezza.

Paolo Marrone

Fonte: http://www.campoquantico.it/wordpress/altra-faccia-delle-emozioni/

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