E se la cosiddetta “crisi economica” fosse tutta una farsa?

Luciano-Fabro-veduta-della-mostra-presso-il-Palacio-de-Velázquez-Madrid-2015-photo-Joaquin-Cortés-Román-Lores-courtesy-Museo-Nacional-Centro-de-Arte-Reina-Sofía-2014-4-480x561“Signore e signori, la parola “segretezza” è ripugnante in una società libera e aperta, e noi, come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete.. Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione monolitica e spietata, basata soprattutto su mezzi segreti, per espandere la sua sfera d’influenza, sull’infiltrazione anziché sull’invasione, sulla sovversione anziché sulle elezioni, sull’intimidazione anziché sulla libera scelta..”

Queste, forse, tra le ultime parole di un grande uomo, un Presidente, che andò incontro alla morte per la libertà altrui. Kennedy tentò di opporsi ad un sistema occulto e misteriosamente machiavellico.

Così un disegno di legge, è sino ad oggi rimasto segreto e nascosto agli occhi di tutti: depositato in Senato il 18 Dicembre 1996 dai Senatori ed Onorevoli Monteleone, Magliocchetti, Marri, Bonatesta, Mulas e Bevilacqua, era finalizzato a ripristinare la sovranità monetaria e restituire il potere finanziario al popolo sovrano.

L’Italia, e così molti altri paesi del mondo intero, sta attraversando un periodo di difficoltà economiche non indifferenti ma, il modo in cui questa crisi viene presentata è indubbiamente ingannevole e, per questo, sicuramente condannabile.

Il primo e principale sintomo e presupposto di una crisi economica è la stagnazione o decrescita del Prodotto Interno Lordo, fenomeni dovuti al fatto che vengono scambiati beni in quantità minore di quanto avveniva in periodi precedenti.. tutto questo, con particolare riferimento al periodo attuale, avviene non perché scarseggino i beni: in Italia negli ultimi anni fabbriche, attività agricole, artigiani, tutti hanno grande abbondanza di beni da scambiare ma, nonostante tutto, devono assistere, inermi, alla riduzione dei propri introiti e si vedono costretti così a licenziare la manodopera o addirittura a chiudere l’attività creando, in tal modo, un circolo vizioso. Non sono quindi i beni che mancano, i quali hanno un valore effettivo, ma è il mezzo con il quale questi beni vengono scambiati ad essere carente e questo mezzo altro non è che il denaro: il quale, se si analizza con attenzione, non è che un semplice mezzo per facilitare lo scambio di beni, e non dovrebbe aver facoltà di rallentare o addirittura impedire l’utilizzo per il quale fu creato e, come qualunque altro mezzo atto a rendere più agevole una data attività, se non riesce più ad assolvere la sua funzione primaria va sostituito o, al limite, eliminato.

La verità fondamentale che si tende a nascondere è proprio la seguente: il denaro, ad esempio una banconota, non ha un valore effettivo, è solo un pezzo di carta del costo di pochi centesimi di euro, al quale viene attribuito un valore del tutto artificioso e convenzionale che, di fatto, è enormemente superiore al suo valore effettivo. Ma ancor più importante dovrebbe essere conoscere quale sia il soggetto che si arroga il potere di attribuire un valore ad un mezzo di scambio usato quotidianamente da tutti e quindi di stampare la nostra moneta. Questo potere, una volta dello Stato, è stato ceduto all’insaputa del popolo, ora solo la BCE ha questo potere in tutta la Comunità Europea. Perché allora, con quale diritto? La Banca d’Italia, parte della Banca Centrale Europea, altro non è che un ente privato. Essa vede all’interno della sua compagine societaria le banche private più influenti del sistema finanziario mondiale; per fare un controllo basta cercare in internet ad esempio: “banca d’Italia azionisti”, aprire il sito ufficiale della Banca d’Italia e rendersi conto che i proprietari sono varie banche, tutte private, che non hanno nulla a che fare con il settore pubblico. Non occorre far altro poi che ricercare le principali banche che detengono le azioni della Banca d’Italia per rendersi conto che queste sono per la maggior parte e in larga misura di proprietà estera.

Questo significa che diamo ad un soggetto privato straniero la facoltà di decidere del nostro benessere. Nel regime dell’Euro le cose non cambiano, anzi forse peggiorano, perché la Banca Centrale Europea non è altro che un’unione delle varie banche “nazionali” dei paesi che hanno aderito alla moneta unica: tutte assolutamente composte da soggetti privati; quindi la cosiddetta “crisi economica” deriva dal fatto che lo Stato, tramite vari passaggi, che rendono il tutto ancora più oneroso, è costretto a chiedere in prestito il denaro di cui necessita per svolgere la propria attività, a soggetti privati i quali, nonostante abbiano facoltà di stampare tale denaro a piacimento, gravano questo prestito di interessi; ed è in questo modo che si crea il debito pubblico: lo Stato deve restituire i soldi che ha avuto in prestito da soggetti privati maggiorati di tutti gli interessi che si sono accumulati e ancora si accumulano negli anni.

Se c’è la crisi non è per gli sprechi delle pubblica amministrazione, che ci sono sempre stati, o per la mancanza di riforme ma solamente per il fatto che il debito che lo Stato deve restituire è cresciuto a dismisura, continuerà inoltre a crescere perché questo sistema, come vedremo, è fraudolento e non c’è modo in cui un Paese, quindi tutti noi, possa privarsi del fardello del debito. Infatti, se ad esempio lo Stato avesse bisogno di 100 milioni di euro e decidesse di procurarseli chiedendoli in prestito, questi l’anno dopo dovrebbe restituire la somma che ha ricevuto maggiorata degli interessi che, in questo caso, sono, sempre in via d’esempio, di tre milioni (si ipotizza un interesse del 3 % annuo). Così gli unici modi che lo Stato avrà a disposizione per procurarsi questi tre milioni aggiuntivi, dal momento che esiste un’unica entità che ha facoltà di stampare moneta, sono quelli di chiedere un ulteriore prestito (anch’esso gravato da interessi) o privare qualche altro soggetto di questa somma. Da qui i continui aumenti delle tasse le quali sono, in larghissima misura (si pensa intorno al 45 / 50%), destinate a ripagare questo debito pubblico che, come stiamo vedendo è fraudolento e non ha alcuna ragione d’esistere. Non è infatti scritto da nessuna parte che una nazione non possa avere la propria Sovranità Monetaria; al contrario la nostra costituzione nell’art. 1 afferma che la Sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione”.

L’Italia potrebbe e dovrebbe riappropriarsi della sovranità monetaria, stampando la propria valuta liberamente; liberando in tal modo il popolo di un fardello pesantissimo che è il debito pubblico, riducendo in tal modo in misura enorme se non drastica la tassazione a carico del cittadino. L’Italia in particolare, essendo titolare, per quantità, di una riserva aurea tra le più importanti del mondo potrebbe tornare a legare la propria moneta all’oro (come era prima del 1971, il cosiddetto Gold Standard) per renderla subito competitiva.

Questo discorso vale ora più che mai, dal momento che paesi come Cina, India, Russia ed altri stanno anch’essi accumulando oro al fine di nazionalizzare la propria banca centrale (la banca centrale della Cina è già di proprietà dello Stato, per questo la Cina ha un PIL la cui crescita farebbe impallidire qualunque paese europeo) e tornare al Gold Standard, dove la moneta è convertibile in oro.

Purtroppo il discorso del futuro del Gold Standard è troppo ampio per essere affrontato in questo momento, e quindi per concludere, si potrebbe affermare che il primo passo per affrontare l’unico vero problema che una nazione piena di ricchezze come è la nostra ha di fronte, è quello di diffondere giusta informazione e consapevolezza su questi argomenti.

I soldi, come i titoli e le azioni di borsa sono pezzi di carta ai quali è stato attribuito un valore arbitrario e fittizio, quello che ha valore sono i beni, il nostro patrimonio storico, artistico, culturale, paesaggistico, gastronomico e culinario; le nostre aziende, la nostra creatività.. sono queste le vere ricchezze, sono queste meravigliose risorse, quelle che il mondo ci invidia. Dobbiamo smetterla di renderci schiavi di un mezzo di scambio creato da banchieri esteri che, senza il minimo scrupolo, manipolano governo e mezzi di informazione. Creiamo un altro mezzo di scambio che appartenga allo Stato, riappropriamoci così delle nostre ricchezze, e torniamo alla nostra sovranità, noi in quanto popolo.

Si può mettere fine a questa pratica chiamata signoraggio, e si può iniziare a crescere nuovamente assieme. Il debito pubblico cessa di esistere nel momento in cui uno Stato torna alla sua sovranità, stampando le banconote e finendo di chiederle in prestito (alla BCE).

Aldo Moro in Italia, John Fitzgerald Kennedy in America, e altri, furono probabilmente uccisi, anche perché volevano stampare il denaro senza “debito”, lottarono per degli ideali che tutti desiderano, e che ognuno di noi vorrebbe pienamente vivere. Credo che sia arrivato il momento in cui il popolo italiano faccia sentire la sua voce, uniti e con un unico scopo, riprendiamoci la nostra indipendenza, finanziaria ed economica.

Di: F.H.P. e Nicola Zegrini

Fonte: https://ununiverso.it/2016/07/13/e-se-la-cosiddetta-crisi-economica-fosse-tutta-una-farsa/

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