La filosofia perenne della Bhagavad-gita – Parte I

Viaggio dall’inquietudine alla beatitudine, dall’umano al Divino – Marco Ferrini

La Bhagavad-gita appartiene alla grande epica del Mahabharata.

Come tutte le opere del pensiero indiano, è uno strumento che si prefigge la liberazione dell’individuo dalla sofferenza.

Non esprime qualcosa di astratto, né un insegnamento efficace solo per un determinato periodo storico. Risulta concretamente efficace per ogni dove e per ogni quando.

 

Le modalità con le quali il sapere della Bhagavad-gita dovrà essere interpretato ed applicato nel quotidiano varieranno in base a tempo, luogo e circostanza, ma è certo che il suo nucleo, la sua potenza di base, la sua essenza, sono spendibili in ogni circostanza e in ogni sfera della vita.

Attraverso la Bhagavad-gita impariamo a conoscerci, a capire gradualmente chi siamo, a ristabilire la nostra armonia con creato, creature e Creatore. Attraverso questo sapere applicato nelle nostre vite, possiamo infine traghettare dalla sponda dell’inquietudine a quella della beatitudine, dal condizionamento alla libertà, dall’umano al Divino.

Gli insegnamenti di questa grande opera della filosofia perenne conducono ad un’estesa e approfondita comprensione della realtà, una percettività intuitiva che, applicata nel quotidiano, aiuta a liberarci da maschere, identificazioni fittizie, pseudo personalità che non ci appartengono e che generano sofferenza.

L’approccio scientifico alla realtà dell’essere, che permea l’intero testo, è presente, seppure con modalità diverse, anche nei Veda e in tutta la letteratura upanishadica e puranica, nei sutra e nei dharma-shastra.

I testi sacri dell’India infatti, offrono un luminoso orizzonte di senso a chiunque sia alla ricerca di se stesso, nella sua identità profonda, e di soluzioni concrete ai propri malesseri personali, sociali, esistenziali.

Marco Ferrini

Fonte: http://www.marcoferrini.net/home/item/la-filosofia-perenne-della-bhagavad-gita-parte-i.html

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