Quando la pratica spirituale conduce all’Amore

Quel che si costruisce sulle fondamenta dello Spirito è ben saldo, poiché la Realtà non è mai causa di delusioni. Ogni elemento materiale o prakritico, a prescindere dalla sua specifica natura e composizione, ha invece un comune denominatore: l’instabilità. E quando una persona, che sia uomo o donna, giovane o vecchio, si attacca ad uno di questi aggregati, è costretta a soffrire.
Più volte abbiamo evidenziato che l’origine di tutti i mali è il falso ego, ahamkara, quando il soggetto si identifica con ciò che non è. Da questa falsa identificazione nascono tutti i condizionamenti, klesha. Non esistono “problemi spirituali”. Lo Spirito non conosce problemi. I problemi sono di ordine fisico o psicologico.

L’identificazione con l’ego falso, con ciò che non si è, porta a sviluppare condizionamenti e distorsioni vari, ad esempio amori che non sono veramente tali: lo pseudo amore per il potere, per i piaceri sensoriali, per la nazione, per i familiari considerati come strumenti di possesso e godimento. E’ questo che intende Cristo quando dice nel Vangelo secondo Matteo ( X.37): “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me”. Attaccarsi ad una persona o ai genitori nella loro personalità prakritica crea ostacoli alla propria evoluzione, mentre se ci si attacca all’essenza spirituale dell’altro si può diventare autentici ricercatori dello Spirito in comunione e fratellanza con tutte le creature.
Nel quindicesimo capitolo della Bhagavad-gita Krishna dice: chi conosce lo Spirito e la Natura è il vero saggio. Il problema sorge quando si conosce la Natura ma non lo Spirito, ovvero l’essenza che lo vivifica. Possiamo imparare a conoscere lo Spirito attraverso la preghiera e la meditazione, l’azione nel dharma che mira all’elevazione di tutti, lo studio dei testi sacri, la pratica della pulizia e della purezza, rifuggire sempre il male e praticare il bene, rifugiarsi presso persone sante, ascoltare e praticare i loro insegnamenti.
La sadhana o disciplina spirituale è dunque essenziale per giungere alla realizzazione della Bhakti, l’Amore puro per Dio ed ogni Sua creatura. Ma per sadhana non si intende una disciplina praticata in maniera automatica o meramente formale. Una persona può conoscere le Scritture, adorare le Divinità, cantare il mantra e al tempo stesso cadere, se la sua pratica spirituale non è accompagnata da uno spirito di abbandono a Dio in attitudine di servizio, con umiltà e devozione.
È l’abbandono in umiltà e devozione a Shri Shri Guru e Krishna che permette di praticare la sadhana con successo, agire con purezza, comprendere gli Shastra e gli insegnamenti del Guru, fare rinunce costruttive, curare gli altri e aiutarli ad evolvere.

Matsyavatara das

Fonte: http://www.matsyavatara.com/home/riflessioni/487-quando-la-pratica-spirituale-conduce-all-amore.html

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