Il monaco che non aveva un passato – Parte I

Il monaco che non aveva un passatoInizia con questo articolo una serie di post che ho voluto scrivere per raccontarvi una storia che spero possa stimolare la vostra curiosità verso la scoperta di un mondo inesplorato. Una storia che pubblicherò con cadenza (all’incirca) settimanale, che ha l’unico scopo di aiutarci a rompere le barriere che ci tengono chiusi nel nostro piccolo mondo costruito su false certezze. Si cresce solo mettendo in discussione tutto ciò che conosciamo e che diamo per scontato, e questa storia ci spingerà con forza oltre ogni confine conosciuto.
Allacciate le cinture, si parte…

 

Capitolo 1 – Il Viaggio

“Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno.”
– Guy de Maupassant

Era da molto tempo che sognavo di visitare New York. Ho sempre amato viaggiare, e in precedenti tour negli States avevo già avuto modo di visitare diverse città, come Los Angeles, Miami, Tampa, ma, a parte una breve sosta di transito nell’aeroporto John F. Kennedy, New York era ancora sulla mia lista delle città da visitare.
Così quell’estate decisi di regalarmi un bel viaggio nella Grande Mela. Non vedevo l’ora di perdermi a fare shopping tra le strade di Manhattan, ammirare la maestosità dell’Empire State Building, e cenare in uno dei caratteristici e suggestivi ristoranti con vista sul ponte di Brooklyn.

Sarei partito da solo. Ero da poco uscito da una lunga convivenza durata ben dieci anni, e avevo trascorso gli ultimi tre mesi a rimettere insieme i cocci della mia esistenza. Ora desideravo solo perdermi in un viaggio che mi avrebbe aiutato a liberare la mente, e a ricaricare le batterie per riaprire con rinnovato entusiasmo un nuovo capitolo della mia vita. Avevo bisogno di guardare la mia esistenza da un altro punto di vista, e la lontananza dai luoghi a me familiari avrebbe sicuramente creato quel distacco necessario per rivedere tutta la faccenda con occhi nuovi.

Stavo leggendo molto in quel periodo, e da qualche tempo avevo scoperto un nuovo punto di vista attraverso il quale guardare gli avvenimenti della vita. Grazie alla lettura di diversi autori, come Napoleon Hill, Charles F. Haanel, Thomas Trowald, stavo finalmente arrivando a comprendere che ognuno di noi è l’unico e solo responsabile della propria realtà.
L’idea che attraverso il pensiero ognuno fosse in grado di determinare il proprio destino, da un lato mi rendeva euforico, ma dall’altro m’incuteva non poco terrore, in considerazione del fatto che, stando alle teorie di questi autori, gran parte dell’influenza sulla realtà viene esercitata a livello inconscio, quindi totalmente al di fuori del mio diretto controllo.

La cosa di cui mi rendevo sempre più conto, era che per una strana legge dell’Universo le persone che fanno parte della nostra vita rappresentano sempre e comunque il riflesso di qualche aspetto del nostro essere. Se cambiamo al nostro interno, anche il mondo esterno deve necessariamente cambiare. Ero assolutamente cosciente del fatto che la mia recente separazione l’avevo creata io, e che tutto questo stava accadendo in risposta a qualche tipo di trasformazione interna del mio essere, ma quest’idea non mi confortava affatto, considerando che, in fin dei conti, era una situazione che stavo subendo.
Rivedendo la mia separazione da questo punto di vista, era indubbio che il percorso di crescita personale e spirituale che avevo intrapreso era la causa di tutto, e che stesse in qualche modo demolendo il mio vecchio mondo per far posto a qualcosa di diverso che rispecchiasse il mio nuovo stato interiore.
Anche se intuivo che era così che doveva andare, la cosa non mi consolava affatto, perché avrei preferito che il mio subconscio mi avesse interpellato, prima di scombussolare la mia vita in quel modo così repentino. Era proprio quella sensazione di mancanza di controllo che mi spiazzava e, devo ammetterlo, mi impauriva anche un pò.

Quel viaggio di due settimane quindi lo vedevo come un prezioso momento di riflessione, nel quale avrei avuto la possibilità di azzerare il passato, almeno così speravo, e cominciare un nuovo percorso, totalmente rinnovato e senza più ancore o freni emotivi.
La valigia era pronta, o quasi. Riguardai la lista delle cose da portare, e tranne alcuni prodotti per la cura personale che avrei messo in borsa l’indomani mattina, era davvero tutto pronto. Decisi di portare con me anche un piccolo registratore portatile, di quelli che stanno in un taschino, per prendere appunti vocali durante il mio viaggio. Non amo molto scrivere, pertanto trovai più pratico e veloce registrare piccole note vocali per fissare qualsiasi idea o impressione mi fosse venuta in mente durante il mio soggiorno a New York. Insomma, solo una notte mi separava da quello splendido viaggio, e non vedevo l’ora di partire.

Avevo l’imbarco per l’indomani mattina alle 9.50, così impostai la sveglia per le 6.30 e mi misi a letto, eccitato come un bambino che si addormenta la notte dell’epifania, pregustando i regali che troverà al suo risveglio…
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…un raggio di sole si infilò tra le fessure della persiana, e mi colpì sul viso, facendomi destare dal mio sonno profondo. Aprii gli occhi stupito del fatto che la sveglia non avesse ancora suonato, così guardai l’orologio sul comodino per vedere se potevo sonnecchiare ancora un pò prima di alzarmi. Mio Dio! Scoprii con terrore che erano le 9.25! Per qualche stramaledetto motivo la sveglia non aveva suonato.

Guardai per sicurezza altri orologi che avevo in casa, e tutti mi confermarono l’amara verità. Era drammaticamente chiaro che avevo perso l’aereo. Mi preparai in fretta e furia per recarmi in aeroporto, per verificare se c’era la possibilità di prendere un altro volo. Non ricordo quanto tempo impiegai per raggiungere l’aeroporto in macchina, ma son sicuro di aver frantumato qualsiasi record preesistente.
Ci misi un pò a trovare l’ufficio della compagnia del mio volo, ma appena lo individuai entrai trafelato e mi rivolsi alla prima impiegata che vidi, senza preoccuparmi di verificare se fosse il mio turno.

Dopo un rapido controllo al terminale, la signorina mi comunicò l’amara verità: “Signore, mi dispiace, ma la tipologia del suo biglietto non prevede il cambio di volo”. Vero, avevo acquistato un last minute a un prezzo stracciato, e ora mi rendevo conto che invece di risparmiare, avrei pagato molto più del previsto se avessi deciso di prendere un altro aereo con la stessa destinazione.
“Mi scusi, ma non c’è un modo per avere un altro volo, magari pagando una piccola differenza?” – chiesi, anzi supplicai, nella vana speranza di suscitare compassione, o almeno di risvegliare un pò d’istinto materno nel cuore della giovane impiegata che avevo di fronte.

“Mi dispiace signore, ma come le ho detto il suo biglietto non è convertibile, né rimborsabile. L’unica soluzione è quella di acquistare un nuovo biglietto, se vuole”. Non osavo immaginare il costo del nuovo biglietto, considerando che in queste situazioni tu rappresenti la parte in difficoltà, quindi più debole, pertanto la norma è che ti spillano fino all’ultimo centesimo del prezzo di listino, che per un volo del genere, in piena stagione estiva, può tranquillamente superare il migliaio di euro. La parola sconto non è contemplata in questi casi. Provai a insistere, dicendo che non potevo rinunciare al viaggio, dato che il mio periodo di ferie sarebbe altrimenti andato sprecato, non potendolo più annullare. La risposta, seppur pronunciata con un sorriso e con la massima gentilezza, fu purtroppo sempre la stessa.

Rassegnato, stavo per tirar fuori la mia carta di credito per acconsentire al salasso e acquistare un nuovo biglietto, quando dietro di me sentii una voce molto gentile che mi disse, con un velato accento straniero: “Se vuole, forse io ho la soluzione al suo problema”. Mi voltai e vidi un signore molto distinto, sui sessantacinque, dai lineamenti orientali, che aveva assistito a tutta la scena tra me e l’impiegata della compagnia aerea…

…continua nella prossima puntata.

Fonte: http://www.campoquantico.it/wordpress/monaco-non-un-passato-parte/


Si che puoi

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