Il vortice del cambiamento: vivere e prosperare nell’occhio del ciclone

Niccolò Angeli

“Siamo nell’era del cambiamento”, quante volte lo abbiamo sentito dire? Forse così tante che a volte ci sembra addirittura che siano più parole che fatti. A volte ci sembra magari che nulla cambi veramente, o almeno che nulla cambi per noi, nelle nostre vite di piccoli umani.

Ma anche se talvolta ti sembra che le cose non cambino, dovrai ammettere che il cambiamento è l’unica costante di questo Universo in cui abitiamo. Non c’è nulla che dura per sempre, tutto è in costante mutazione, persino quelle cose che ha un occhio distratto sembrano immobili e secolari. La vita stessa è cambiamento perché è movimento, dinamismo.

Di solito uno dei motivi principali per cui noi esseri umani soffriamo è perché resistiamo a questo cambiamento, cominciamo a remare controcorrente rispetto al naturale flusso dell’evoluzione: perché abbiamo paura di perdere qualcosa, perché abbiamo paura di cambiare, perché pensiamo che il cambiamento sia complicato, faticoso o fonte di sofferenza.

Allora, quando incontriamo un cambiamento, che sia sociale o che interessi solo la nostra vita personale, parliamo spesso di “crisi” e cominciamo a considerarlo una specie di sfortuna a cui dobbiamo fare fronte. Ci muniamo di armi e scudi per fronteggiare questa crisi, ci irrigidiamo, ci induriamo per resistere al suo potere trasformativo. Invece di fluire con il cambiamento, di allearci alla sua corrente, cerchiamo piuttosto di limitare i danni di una trasformazione che ci appare come la causa delle nostre sofferenze.

Così dolore e cambiamento per tante persone cominciano ad essere due facce della stessa medaglia, e da questo punto di vista è facile cominciare a scendere in una spirale discendente virtualmente senza fine.

E persino se siamo aperti al cambiamento, se conosciamo il valore dell’entusiasmo e della novità, se abbiamo imparato a percepire il bicchiere come mezzo pieno… il falso presupposto che ci spinge a percepire ogni trasformazione come dolorosa è talmente programmato nella nostra struttura di pensiero che, anche scegliamo di accogliere il cambiamento, questo accogliere ci richiede un’attenzione quotidiana, un quotidiano prenderci cura del nostro stato vibrazionale, un quotidiano rilasciare le nostre resistenze.

Per alcuni è più facile, è più naturale, mentre ad altri richiede maggiori energie… ma tutti possiamo imparare a percepire il cambiamento come un alleato, e ad allinearci alla sua straordinaria forza propulsiva. Di questo sono assolutamente convinto: perché quello stato in cui accogliamo veramente la trasformazione è il nostro stato naturale, è ciò che vibra naturalmente nelle nostre cellule quando ci liberiamo della rigida struttura di cui ci siamo circondati e dei falsi presupposti che usiamo come occhiali per guardare il mondo.

Siamo tutti esseri liberi, siamo tutti creatori… non è qualcosa che dobbiamo diventare, piuttosto è qualcosa che dobbiamo ricordarci di essere, ma che è già presente in noi come la nostra essenza più vera


Cicli di cambiamento: il pianeta, la società e l’individuo

Il cambiamento è una corrente… è la corrente della vita, quella che fa evolvere le cose in qualcos’altro, che conduce ogni organismo, evento e situazione lungo la curva della crescita, dell’apice e del declino, per poi dare vita a qualcos’altro dai resti di ciò che lo precedeva.
Questa corrente si muove in una spirale che genera cicli continui: possiamo vederlo facilmente anche attraverso i dati che ci fornisce la nostra scienza.

Ad esempio i cambiamenti climatici sul nostro pianeta sono sempre stati ciclici: i più recenti studi effettuati sui carotaggi dei ghiacci dell’Antartide hanno dimostrato che ci sono sempre state epoche in cui la temperatura e la CO2 aumentavano sul pianeta, seguite da epoche in cui diminuivano. Allo stesso modo l’attività del nostro sole, l’energia che produce, aumenta e diminuisce ciclicamente… e qualcuno sta già studiando la correlazione tra questi cicli di attività solare e i conflitti e l’andamento dell’economia sul pianeta.

A partire dalla fine degli anni ’80 abbiamo anche cominciato a scoprire resti archeologici che mettono in seria discussione la storia che abbiamo scritto fino ad ora. Ci hanno sempre insegnato che la civiltà tecnologica avesse avuto inizio circa 5.000 anni fa, con i Sumeri, ma i nuovi ritrovamenti parlano di civiltà tecnologiche che esistevano già almeno 11.000 anni fa, e che si sono estinte proprio con la nascita della civiltà Sumera. Questo potrebbe suggerirci che anche le civiltà si evolvono anch’esse attraverso cicli di cambiamento: crescono, raggiungono un apice e declinano per dare vita ad un nuovo ciclo.

Nella vita dell’essere umano poi si parla ovunque del ciclo dei 7 anni. La biologia ha scoperto che il nostro intero sistema cellulare si rinnova ogni 7 anni, mentre la psicologia individua cicli settennali di trasformazione nella persona.

Forse potrai identificare eventi trasformativi importanti nella tua vita se riporti la mente a quando avevi 7,14,21,28,35,42,49,56,63,70,77… anni. Come il nostro pianeta e come il nostro Universo, anche noi siamo sottoposti ai cicli del cambiamento.


Nell’occhio del ciclone

Se immaginiamo il cambiamento come una spirale o come un vortice, allora possiamo anche immaginare noi stessi come qualcuno che entra in quel vortice e si lascia trasportare da esso, o che sta invece al suo centro, nel suo occhio immobile, sperimentandolo dal punto più interno che è allo stesso tempo anche il punto più quieto.

Porsi al centro del vortice del cambiamento è forse il modo più efficace per cominciare a comprendere che il cambiamento siamo noi, non è qualcosa che ci accade indipendentemente dalla nostra volontà, ma è un movimento di cui noi possiamo essere il perno fondamentale.

Quando trovi il centro di equilibrio nella tua vita, quello spazio di profonda presenza consapevole, ti rendi anche conto che sei nell’occhio del vortice, un vortice potentissimo anche se tu, dal suo centro, puoi sperimentare un’energia molto quieta e stabile. Dinamismo e stabilità così si fondono nell’alchimia ideale, in uno stato di coscienza profondamente radicato, ma allo stesso tempo capace di eccitare il mondo intorno a sé, di produrre rapidi e vorticosi cambiamenti.

Ecco perché è così importante coltivare l’arte della presenza consapevole, non per separarsi dal mondo e vivere in pace nel nostro centro, ma anzi per far parte del mondo più pienamente, per contribuire alla vita attiva e al cambiamento a tutti i livelli, ma senza lasciarsi travolgere dal vortice. “Presenza consapevole” alla fine significa semplicemente essere presenti in qualsiasi frangente della nostra vita: essere presenti quando pensiamo a qualcosa, quando proviamo un’emozione, quando facciamo un’azione; e “essere presenti” non significa controllare, non significa irrigidirsi, ma significa appunti esserci, essere consapevoli di quell’energia mentre si esprime; magari lasciandola libera di esprimersi senza necessariamente cercare di arginarla o controllarla.

Quando sei veramente presente a te stesso, solo allora puoi veramente scegliere. Puoi scegliere di lasciare che l’energia che senti si esprima liberamente, puoi scegliere di canalizzarla verso qualcos’altro, puoi scegliere di trasformarla, puoi scegliere di osservarla e basta. Questo è l’unico modo che io conosca per comprendere il vero valore del vortice del cambiamento… essere presenti, essere consapevoli, sapere che stiamo sempre scegliendo.


Il cambiamento e  l’arte di improvvisare

La qualità del nostro rapporto con il cambiamento possiamo intuirla bene osservando i piccoli eventi del quotidiano.
Come ci comportiamo quando ci accade qualcosa di inaspettato, specialmente se quella cosa è controcorrente rispetto alle nostre aspettative?
Come reagiamo quando qualcosa sembra scombinare i nostri piani?
Siamo capaci di diventare così flessibili da accogliere quella nuova direzione e sfruttare la sua energia, oppure ci irrigidiamo cercando di forzare la situazione dentro la scatola delle nostre aspettative?

Non sto dicendo che dovremmo vivere nella passiva accettazione di qualsiasi cosa ci accada, piuttosto intendo che dovremmo imparare l’arte di improvvisare… di usare l’energia di qualsiasi cosa accada per i nostri scopi più veri.

Se quando accade qualcosa che scombina i tuoi piani ti senti spesso frustrato, e la prima reazione è quella di sentirsi vittima di circostanze che ti sembrano fuori dal tuo controllo, domandati come, a un livello più ampio, stai vivendo il cambiamento con la C maiuscola, quel cambiamento sociale, economico, climatico… che ormai ci riguarda tutti.

Magari ti senti di essere “per il cambiamento”, ma nella tua vita ancora ti aggrappi alle aspettative e vivi l’inaspettato come un ostacolo. Questa contraddizione è forse uno dei motivi principali per cui, invece di fluire continuamente nel cambiamento come società, lo viviamo spesso attraverso una successione di conflitti.

Alcuni ancora dicono di essere “a favore del cambiamento”, ma nel loro intimo non hanno imparato ad amare i cambiamenti quotidiani, e quindi in qualche modo idealizzano quel grande Cambiamento come qualcosa che li possa salvare dalla loro quotidianità, dalle giravolte inaspettate della loro vita piccola.

Non abbiamo alcuna possibilità di abbracciare fluidamente un grande cambiamento, se prima non impariamo ad amare i piccoli cambiamenti delle nostre. Solo quando cominciamo a improvvisare di più e smettiamo di accumulare aspettative su aspettative, possiamo accedere alla vera consapevolezza di essere creatori. “Il cambiamento inizia nel cuore di ciascuno” non è solo un modo di dire, è una realtà fisica. Se scegliamo di partecipare al grande Cambiamento, ma non lo accogliamo veramente nel nostro cuore, allora viviamo in una contraddizione e porteremo quella contraddizione nel processo di grande Cambiamento di cui vogliamo fare parte.


Crisi o opportunità?

Come ti senti all’idea di perdere il lavoro?
Come ti senti all’idea di essere lasciato dal tuo compagno o dalla tua compagna?
Come ti senti all’idea che le persone a cui vuoi bene muoiano fisicamente?

Male, è ovvio. Ma io penso che ora più che mai sia importante contemplare queste domande. E’ importante stare di fronte a domande di questo tipo, alle dinamiche di paura che creano dentro di noi, e imparare a digerire quella energia per trasformala in qualcos’altro.

C’è stato un periodo della mia vita in cui non potevo neanche contemplare l’idea di essere abbandonato dalla  mia compagna. Il solo pensarci mi mandava in cortocircuito emozionale, per cui cercavo di non pensarci. Poi quell’evento si è verificato più volte, e così ho avuto la possibilità di contemplarlo a fondo e stare di fronte a quella mia paura. Ecco come si diventa gradualmente più consapevoli della propria libertà, del proprio potere. Ogni paura è come un scrigno prezioso che racchiude una parte della nostra energia: quando stai davanti alla paura abbastanza a lungo da non esserne più travolto, allora quello scrigno si schiude e quella energia ti viene restituita.

Che io sappia non c’è una scorciatoia, non c’è una pillola magica. Per crescere devi fare cose che non hai mai fatto prima, per conoscere devi guardare cose che magari hai sempre avuto paura di guardare.

Avere paura va bene, non è che dobbiamo diventare istantaneamente impavidi, ma oltre quella paura possiamo far sorgere una presenza che, anche se ci tremano le gambe, ci sostiene nello stare lì, di fronte a quell’ombra spaventosa.

Solo così può accadere il graduale slittamento dalla percezione di una “crisi” alla percezione di una opportunità. La crisi è contrazione, l’opportunità espansione: ma sono soltanto due modi di vedere lo stesso processo. In entrambi i casi è chiaro che perderai quello che hai ora, perché il cambiamento è sempre inarrestabile. Quel compagno ti lascerà, quella persona morirà, quell’esperienza finirà… quindi non si tratta di amare il cambiamento perché così diventeremo capaci di metterci al riparo dai suoi effetti, di riavere il nostro amato, di mantenere le nostre sicurezza. Si tratta invece di capire profondamente che non esistono sicurezze, che tutto cambia sempre e che l’unico modo di vivere in modo intelligente questo cambiamento è quello di avere meno aspettative possibile, di vivere ad un alto livello di gioiosa improvvisazione.


Quell’aldilà che non è mai altrove

A un livello ancora più alto di consapevolezza si tratta anche di sentire profondamente che non siamo mai separati dalle cose che amiamo e desideriamo. Anche se queste cose cessano di esistere fisicamente, sono ancora presenti, non sono finite per sempre, ma continuano ad esistere a un livello non fisico.

Questo livello non fisico non è solo il famoso “aldilà”, quel luogo che potremo vedere solo dopo morti, quel mistero di cui non si sa nulla finchè non ci si arriva. Questo livello non fisico è il contenitore all’interno del quale esiste il mondo fisico, ed è un livello che possiamo sperimentare e  percepire anche quando siamo ancora vivi fisicamente, perché non è mai separato da noi, non è mai altrove, ma è sempre presente quando impariamo ad attraversare il velo dei sensi fisici attivando percezioni più sottili e intuitive.

Tutto ciò che senti che il cambiamento ti ha fatto perdere a livello fisico, e specialmente quelle cose e persone che amavi e che una parte di te desiderava trattenere ancora e ancora… tutto ciò continua ancora ad esistere nel non fisico e torna continuamente a esprimersi nel fisico, se invece di arroccarti nella disperazione scegli di aprire gli occhi e guardarti intorno attentamente.

Ad esempio le persone che ami e che lasciano il piano fisico tornano negli occhi di altre persone, o in un profumo, o nel richiamo di un uccello, o nell’oggetto capitato per caso sulla tua strada e che è un messaggio d’amore per te.

E lo stesso vale per tutto ciò che ti sembra di perdere e di cui senti la nostalgia. Quando scegli di vivere esclusivamente nel tuo guscio di carne, nel tuo mondo di materia, la nostalgia è inevitabile perché in questo mondo le cose vanno e vengono continuamente. Ma se invece cominci a scegliere di vivere nel mondo del sogno, allora la nostalgia si addolcisce e diventa tenerezza infinita, perché scopri poco a poco che in quel mondo le cose esistono per sempre, in tante versioni e forme e colori, e quelle cose desiderano comunicare con te in ogni istante.

Niccolò Angeli è il fondatore di Accademia Infinita. Artista, autore e ricercatore spirituale, è una personalità eclettica nel panorama della crescita personale: capace di mettere insieme gli insegnamenti più profondi delle tradizioni esoteriche e spirituali per comunicarli in maniera semplice, pratica e creativa.

Di più su Niccolò.

Fonte: https://accademiainfinita.it/blog/12-crescita-personale/597-il-vortice-del-cambiamento

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