Se vuoi elevarti… lascia che il Maestro scenda a trovarti

I bambini hanno naturalmente un forte senso dello spirituale perché sono ancora liberi dalla pesante programmazione che noi adulti abbiamo ricevuto. Per loro è naturale connettersi con i mondi sottili dello Spirito e comunicare con l’energia della Sorgente.
Spesso i bambini hanno anche un amico immaginario (specialmente se sono figli unici e giocano molto da soli). In alcuni casi, questo amico immaginario è proprio lo Spirito.

Ricordo nitidamente che le mie “preghiere” di bambino erano sì rivolte a Dio, ma avevano il tono intimo e rilassato con cui avrei potuto rivolgermi a un fratello maggiore, piuttosto che a una presunta entità onnipotente che tutto conosce. E’ un’attitudine meravigliosa di tutti i bambini il fatto di portare ogni cosa nella spontaneità e nel gioco, e la preghiera non è da meno.

Questo è proprio ciò che serve a noi adulti. Anche se abbiamo già superato l’idea di un Dio giudicante ai cui comandamenti dobbiamo obbedire senza fare domande, tuttavia la nostra idea dello Spirito talvolta è ancora quella di un’entità assai più elevata di noi, al cui pari noi non siamo che granelli di polvere. Questo modo di concepire lo Spirito non fa altro che creare resistenza in noi rispetto alla ricezione della felicità dei mondi spirituali, perché ce li fa percepire come mondi che dobbiamo conquistare con grande sforzo e sacrificio, rinunciando ai nostri “beni terreni” e a tutto ciò che in noi consideriamo essere “basso”.

Il primo passo per ritrovare il senso dello spirituale del bambino è dare un nome al proprio Maestro. Non ha importanza come scegliamo di chiamarlo, ma è importante che quel nome evochi al nostro fianco la sua presenza insieme a un senso di armonia, forza e amore.
Possiamo chiamare il nostro maestro in mille modi: PadreMadre, Grande Spirito, Maestro Gesù, Cristo, Krishna, Angelo Custode, Amore Mio… e non è neanche importante usare sempre lo stesso nome. Personalmente mi piace chiamarlo con nomi diversi a seconda dell’occasione e dell’emozione che voglio suscitare in me.  Sento che a lui piace ricevere nomi diversi, perché in fondo egli è l’essenza di tutte le cose.

Il secondo passo è portare il Maestro al proprio fianco, proprio come un fratello. Il Maestro non è più sopra di noi, lassù nei mondi spirituali per i quali proviamo nostalgia e desiderio, ma è qui con noi, insieme a noi in ogni frangente della nostra vita, e cammina al nostro fianco costantemente, condividendo con noi questa meravigliosa esperienza nella materia vivente.
Possiamo parlare di tutto con lui, possiamo arrabbiarci con lui, persino insultarlo quando le cose sembrano sfuggirci di mano. Possiamo piangere sulla sua spalla e lamentarci, possiamo riposare tra le sue braccia e addormentarci con la testa sul suo petto. Possiamo condividere con lui una serata mondana, una buona cena… e persino un’esperienza erotica.

Dobbiamo capire che il maestro è ovunque, non c’è nulla che è separato da lui. Non esistono cose mondane e cose spirituali, non esistono atti puri o impuri, ma esiste la vita e i modi in cui scegliamo di sperimentarla. Ogni volta che facciamo qualcosa, possiamo scegliere di viverla con amore o con disamore, ma per il Maestro non esiste neanche questa scelta, perché egli è la Vita stessa, e può solo accogliere tutto, continuamente, eternamente.

Molti pensano di essere liberi dal senso di colpa che ci è stato instillato dalla programmazione religiosa, e tuttavia ci scopriamo nella nostra vita a sentirci in colpa per le cose più varie: “sono stato pigro e mi sento in colpa” , “non ho mantenuto quella promessa e mi sento in colpa”, “sono ingrassato e mi sento in colpa”. Una parte di noi è convinta che il senso di colpa sia giusto, perché ci spinge a correggere i nostri errori. Invece il senso di colpa non fa che bloccarci in una visione oscura di noi stessi, e i nostri tentativi di correggere la rotta, stimolati dal senso di colpa, porteranno solo ad ulteriori sensi di colpa.

Quando diversamente riusciamo a portare il maestro al nostro fianco persino nell’errore, persino nella menzogna, allora il senso di colpa dura lo spazio di un attimo e diventiamo in grado di lasciare andare tutto ciò che ci rende rigidi e lenti.

Poiché il maestro ci ama per come siamo, anche quando ci sentiamo l’essere più sbagliato su questa terra, avendolo al nostro fianco possiamo percepire il suo punto di vista e capire che l’unico vero modo per tornare ad essere connessi alla Sorgente è amare noi stessi proprio in quel momento, così come siamo, senza cercare di forzare alcun cambiamento.
Il cambiamento è un processo naturale e fluido quando accettiamo il momento presente, infatti il raggiungimento dell’equilibrio è un fatto naturale nella Natura: tutto tende sempre all’equilibrio armonico, sarebbe sufficiente per noi smettere di giudicare noi stessi e lasciarci andare alle braccia del maestro.

Fonte: http://infinitemandala.com/blog/12-crescita-personale/190-se-vuoi-elevarti-lascia-che-il-maestro-scenda-a-trovarti

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